Idee e coraggio in un cucchiaio
Lo stile sta tutto in un cucchiaio. E non è lo slogan di una qualche azienda produttrice di articoli per la casa e il cucchiaio non è quello per la minestra, ma il noto tocco “delicato” al pallone che si usa per ottenere quella traiettoria a parabola lenta e inesorabile. Premetto: non sono un gran tifoso di calcio e, soprattutto, non lo seguo con costanza da molti anni. Per dare un’idea, i rigori di Italia – Inghilterra (Europei 2012) li ho visti la mattina del giorno successivo a quello della partita. In quell’occasione (ho poi scoperto che ce ne sono state almeno altre sette) un giocatore della nazionale (Andrea Pirlo) decide di tirare un rigore decisivo (quello che, se sbagliato, avrebbe condannato la squadra alla sconfitta) con questa “insolita” tecnica.
Secondo me un gesto dal quale si può imparare qualcosa. In quel rigore tirato a quel modo c’è tutto ciò che serve per fare una scelta, per cambiare, per prendersi la responsabilità di ciò che accadrà successivamente. Ci sono l’idea ed il coraggio necessario a portarla avanti. Ci sono l’impertinenza e la sfrontatezza di affrontare una crisi con una sicurezza all’apparenza troppo avventata; il gesto di chi, per amore dello stupore (o forse solo perché capisce che è l’unica possibile soluzione), si prende il rischio di finire, dopo un attimo, tra gli osannati o tra i condannati. Non c’è una possibile via intermedia: le stelle o le stalle, l’inferno o il paradiso, le lodi o le critiche. C’è chi in quel momento fa tutto secondo le regole, segue il “manuale” (semmai ce ne fosse uno sempre a disposizione). C’è chi invece tenta un’altra strada, uno stile diverso, un pensiero diverso. Ecco, per uscire da una crisi (da una situazione critica), servono le idee ed il coraggio di perseguirle.
Quella di Andrea Pirlo non è solo un’alzata di ingegno, è uno stile di vita. Non è solo classe, è la “pazzia” sorprendente di chi riesce a non rimaner legato agli schemi. Non è improvvisazione però, sono convinto che è preparazione; non è la creatività del momento ma la tenacia di averci provato un sacco di volte. Sono convinto che il “cucchiaio” lo abbia provato un sacco di volte. Così come sono convinto che non è da tutti; ma non perché il giocatore in questione è un fenomeno. Semplicemente perché di metodi ce ne sono anche altri, di modi di calciare efficaci ugualmente, di strumenti e trucchi a migliaia. Ma di stile uno solo. Ed è lo stile di chi si prepara, di chi si allena per quel “colpo”, di chi si concentra ed ha ben in mente quello che sta per fare, di chi sceglie il momento giusto per tirar fuori uno degli assi che ha nella manica. Lo stile di chi ha un’idea ed il coraggio di portarla avanti fino in fondo. E può stupire migliaia di persone.





condivido pienamente quanto scritto e se ci guardiamo intorno non sono purtroppo molti quelli che “osano”, quelli dotati di coraggio. Sono convinta da sempre che tantissime persone hanno grandi capacità poco sfruttate per mancanza di coraggio e questo frena tutto e fa perdere opportunità. Parecchi dovrebbero essere “siringati” di fiducia e dosi di ottimismo. In Italia
Trovo interessante la tua interpretazione e affascinante la metafora rispetto alle modalità nuove di affrontare una situazione di crisi. Il gesto da cui hai preso spunto è senz’altro quello di un campione assoluto ma non si tratta di una prodezza tecnica particolarmente difficile da eseguire, anzi è un modo di calciare piuttosto semplice e un professionista non deve certo allenarsi per poterlo fare senza timore di sbagliare. Eventualmente la difficoltà può consistere nel “nascondere” le tue intenzioni al portiere, fintando fino all’ultimo nella rincorsa. Andrea Pirlo è un grandissimo calciatore e un grande professionista (non ricordo in tanti anni di carriera una sua parola fuori posto, una polemica con un allenatore o episodi poco edificanti sul campo o fuori dal campo) ma, come lui stesso ha dichiarato, in realtà ha fatto la cosa più “facile” che potesse fare: ha aspettato che il portiere scegliesse la parte dove tuffarsi e ha calciato la palla “in sicurezza” semplicemente dove il portiere non si sarebbe trovato. Semmai in questo caso da rilevare, in una situazione di così grande difficoltà e tensione, assimilabile certamente ad una crisi, è il coraggio di scegliere consapevolmente la strada più semplice e sicura, e questo può avvenire solo grazie a grande lucidità, freddezza e fiducia delle proprie capacità. Non voglio con questo affermare che la modalità di uscire da una crisi o da una situazione difficile sia solo quella di affrontarla nelle modalità sopra riportate, anzi sono convinto che la fantasia e la capacità di improvvisare (risorse oltretutto universalmente riconosciute a noi italiani) siano strumenti altrettanto efficaci, ma anche mantenere freddezza e approcciare razionalmente i problemi credo sia altrettanto un buon punto di partenza di trovare soluzioni all’emergenza.
Non metto assolutamente in discussione il fatto che sia sempre necessario approcciare razionalmente i problemi anzi ritengo che questo aspetto non possa mai e non debba mai mancare ma recrimino spesso mancanza di coraggio nelle scelte forti, decise. Forse Pirlo molto semplicemente e razionalmente ha fatto questa scelta semplicemente perchè da grande calciatore ha fatto la cosa piu “facile” calciando la palla in sicurezza dove non si sarebbe trovato il portiere ma mi piace pensare che in questa sua scelta, si sia preso tutte le responsabilità del caso. Se non avesse fatto gol il suo tiro sarebbe sembrato proprio una “beffa” a noi tutti (quanto meno quelli come me ignoranti in materia) ma lui ha “osato” con la piena consapevolezza delle sue capacità, è ha pensato solo al successo indipendentemente da qualsiasi eventuale conseguenza in caso di errore. E’ questo il coraggio di cui parlo, che credo non sia mai mancato a persone che poi hanno raggiunto grandi successi così come forse alle persone di cui non sapremo mai nulla perchè la loro scelta se pur coraggiosa, era sbagliata.
Mi fa piacere che il mio articolo abbia stimolato attenzione e voglia di commentare. Di quel gesto, come di altri (nel calcio ed in altri contesti) a me è piaciuta l’originalità. Credo anche che per essere originali un po’ di coraggio ci vuole, perché il rischio è quello poi di non trovare il consenso o, se volete, il “successo” che merita l’innovazione.
Direi che in quel preciso momento, di svantaggio, con il portiere inglese che lo sbeffeggiava ha avuto il coraggio di far capire che potevamo farcela. E ha vinto lui compromettendo di fatto poi l’esecuzione degli altri rigoristi inglesi. Questo gesto credo sia da prendere da esempio,Pirlo mai aveva calciato in partite ufficiali in quel modo a differenza di Totti.
Nei momenti di grande crisi si deve avere il coraggio di fare delle scelte forti.
Ci sono tanti esempi positivi di forti cambiamenti che hanno poi portato grande beneficio e penso alle scelte inizialmente non condivise di Steve Jobs in Apple.
Sono convinto che la “crisi” è sempre fonte di grande ricchezza se si ha la visione illuminata e il coraggio di fare scelte giuste. Certo che se il portiere avesse intuito e parato il rigore avremmo crocifisso Pirlo.
E’ a questo che mi riferivo. Il coraggio di fare scelte forti “rischiando” anche se in modo attento e non avventato. Che la crisi sia poi fonte di grande ricchezza lo aveva scritto anche Einstein …….”è nella crisi che nasce l’inventiva, le scoperte e le grandi strategie. Chi supera la crisi supera se stesso senza essere superato….” in periodi diversi ma forse non troppo.
Forse allora si che c’era più coraggio