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Quante cose si imparano durante un colloquio di lavoro

29 marzo 2011 8 commenti

Fare colloqui di lavoro è piuttosto istruttivo, anche quando la selezione non va a buon fine. Su questo secondo punto innanzitutto c’è da dire quella che reputo una verità: se non siamo tra i selezionati probabilmente significa anche che in quell’impresa non saremmo stati bene (questione, direi, di affinità: se non la si trova meglio lasciar perdere).

Il colloquio a cui ho partecipato è quello che un noto gruppo commerciale italiano ha organizzato per selezionare figure commerciali, in particolare per i prodotti di un proprio marchio. Provo a ripercorrere cosa è accaduto e a dare qualche spunto e consiglio per quelli che reputo siano segnali da tenere in considerazione.

La puntualità già nella mail di convocazione era assunta come criterio di selezione: ed infatti chi si è presentato tardi è rimasto fuori; lo trovo anche giusto (suggerimento: meglio arrivare prima ed organizzarsi bene per farlo, sempre!).

La presentazione aziendale, a cura di un responsabile di zona che ha anche condotto la selezione, è stata piuttosto commerciale anche se, forse nell’ansia di promuovere al massimo la propria casa, si è spinto in considerazioni di carattere socio-economico non proprio pertinenti e non sempre esatte (suggerimento: prendere appunti e capire se da ciò che sentiamo possiamo trarre qualche utile spunto per quando toccherà a noi parlare). La dicitura riportata nel marchio (con riferimenti in ambito internazionale)  non ha niente a che fare con il fatto che l’impresa abbia origine (od altri riferimenti) in uno stato estero: il responsabile spiega che è un trucco, una piccola bugia, per indurre il consumatore italiano a valorizzare meglio il prodotto (suggerimento, ma anche campanello di allarme: chiediamoci se si tratta di arguzia o di poca trasparenza e se ci piacerebbe lavorare per una imprea che già nel nome nasconde un piccolo inganno).

In un foglio consegnato all’inizio veniva chiesto di inserire i propri dati e le proprie motivazioni: il suggerimento che restituisco è quello di lasciare la compilazione quanto più possibile alla fine della sessione; sarà utile mettere nero su bianco le cose che ci chiedono quando avremo qualche informazione in più.

I candidati vengono invitati a fare una loro breve presentazione al resto del gruppo, singolarmente a turno. Il selezionatore, basandosi sui concetti della PNL (Programmazione Neuro Linguistica), ne sceglierà alcuni. Modalità discutibile, ma chiaramente discrezionale da parte dell’azienda. Ho notato che i partecipanti erano, per una serie di parametri di carattere sociale ed anagrafico, molto eterogenei. Questo particolare e la tecnica di selezione utilizzata mi portano a dare un ulteriore suggerimento: a questa azienda non interessa, quasi per nulla, l’entità delle esperienze precedenti; quindi se il CV è il nostro punto di forza una selezione di questo genere non è quella buona.

Cosa dire nel presentarsi? La risposta non può essere unica per tutti. Una domanda invece che può aiutarci è quella che ci fa chiedere se, nel poco tempo che abbiamo avuto per conoscere il potenziale datore di lavoro, abbiamo sentito una sorta di affinità, empatia con i temi ed i valori che ha espresso. Se la risposta è affermativa allora non resterà che proporre con il massimo entusiasmo noi stessi, le cose che ci piace e che vogliamo fare. Se la risposta è dubbiosa o negativa probabilmente quanto diremo non avrà una grande importanza. Non rimarremo nella rete del selezionatore ma a quel punto forse saremo anche contenti di non essere tra il “pescato” di quella giornata.

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