Francesco Vernelli

comunicazione, web, marketing

Popolarità, reputazione, fiducia

Come si misura il successo? Quello di un blog per esempio. Da cosa si deduce che è frequentato, letto, in qualche modo utilizzato? La prima risposta dice di controllare il numero delle visite. Concordo. Ed è quello che faccio ogni tanto. Non lo nascondo, anche per un po’ di orgoglio personale cerco piccole soddisfazioni nel vedere i grafici delle statistiche con qualche risultato positivo.

Contro qualsiasi volontà promozionale e con un mio certo stupore ho scoperto che questo blog riceve visite con una costanza che non immaginavo. Eppure gli aggiornamenti che riesco a mettere si susseguono con una frequenza non troppo regolare e non così intensa. Quindi ho cercato di capire il motivo e quando l’ho scoperto (o almeno credo di aver trovato la ragione) ho pensato che fosse una scoperta che valesse un altro post.

La mia piccola indagine è andata ad investigare su quale fosse la pagina guardata con maggiore costanza. Ebbene è questa! Un post di qualche tempo fa sui temi del lavoro e della motivazione: qualche tratto di originalità ma niente di eccezionale. Mi chiedevo perché mai ci fossero visite così ‘perseveranti’ in quella pagina. Mi sono chiesto che cosa potesse portare a ricercare il titolo del mio post su Google; ho fatto una prova e tra i primi risultati che si trovano c’è il sito di un’agenzia di comunicazione americana, altre aziende di produzione, una catena di parrucchieri. Niente che si possa confondere con i temi del mio post o del mio blog. L’intuizione mi è venuta quando invece ho provato ad utilizzare la ricerca di immagini sul motore di ricerca: ebbene questa immagine, che sta in fondo a quel post, compare come terzo risultato assoluto se digitate la lettera L nel motore di ricerca. Non è una cosa da poco se ci pensate.

Ho riflettuto sul fatto che grazie alla scelta (azzeccata ma sicuramente  non ‘premeditata’ in questo senso) di un titolo e quindi di un’immagine per un post, mi sono assicurato una base costante di visitatori del mio blog. Con la particolarità che, se il mio ragionamento è corretto, probabilmente non sono affatto interessati alle cose che scrivo. Dunque il successo, anche se piccolo, non è dovuto alla qualità in senso stretto: si può parlare di popolarità in questo caso (anche se piccola) ma non certo di qualità.

Seguendo questo ragionamento aggiungo anche che è difficile costruirsi una reputazione sulla sola popolarità; credo anzi che non sia proprio possibile se con reputazione si intende il percorso attraverso il quale gli altri ci riconoscono una certa gamma di competenze (come ho cercato di spiegare anche qui). Da ultimo: coloro che visitano il mio blog per ‘rubare’ l’immagine della lettera elle non torneranno una seconda volta, non si fidano di poter trovare sul mio blog altro materiale interessante; non ne hanno bisogno e non è possibile instaurare con loro un legame durevole.

Ho scritto quello che è accaduto a questo blog perché penso possa essere un’interessante metafora di quello che avviene anche in altre situazioni. Quanto lavoriamo per la popolarità? Quanto per la reputazione e la fiducia? Ed anche: quanto siamo in grado e siamo disposti a riconoscere e distinguere tra queste tre caratteristiche?

La personale customer satisfaction di ciascuno di noi passa anche attraverso queste non troppo sottili differenze.

Brand new

Il marchio è immagine, riconoscibilità, valore. In altre parole rende vendibile ciò che marchiamo. Sul valore del brand si fanno studi e ci sono consulenti che ne valutano efficacia e ne indicano la monetizzazione. Nella rincorsa tra i marchi a maggior valore i big player mondiali si sfidano per la scalata della classifica (nei mesi scorsi era Google che superava Walmart andando al primo posto; di questi giorni la notizia che Apple lo sopravanza).

Il marchio è una questione che riguarda anche i singoli? Probabilmente, considerato che ci sono ormai da qualche tempo specialisti che si occupano di quello che si chiama personal brandinganche in Italia dove, per esempio, c’è chi ne parla in maniera abbastanza approfondita (i blog Valoriprimilab e Marketing personale per esempio; oppure le recenti pubblicazioni de IlSole24Ore; ed infine un portale interamente dedicato al tema).

Ma come si costruisce un marchio personale? Su cosa si fonda e come può esserci utile?  Il cardine è senz’altro la propria reputazione. Che ha un processo di costruzione che va dall’ascolto, dalle azioni e dalla coerenza per arrivare al riconoscimento, alla fiducia, al consenso. In altre parole è  necessario essere capaci di ascoltare gli altri e il contesto che ci circonda, agire coerentemente con quanto abbiamo avuto modo di osservare ed infine raggiungere l’obiettivo di essere ri-conosciuti: come competenti per esempio, per apparire (ed essere) affidabili agli occhi dei nostri “clienti” che diffonderanno poi la nostra reputazione.

Così, forse, potremo creare il gradimento necessario a rendere vendibile il prodotto a cui teniamo maggiormente: noi stessi.