Francesco Vernelli

comunicazione, web, marketing

Tuffarsi in una decisione

Cosa ci spinge a fare una scelta? Cosa ci aiuta a fare quella giusta? Le ricette spesso si sovrappongono ed illustrano cosa e come poter fare per riuscire in queste amletiche circostanze. A mio parere è difficile trovare una formula universalmente valida: perché siamo tutti diversi e quindi ciascuno di noi ha la sua “procedura”, perché è particolarmente arduo riuscire a fare previsioni, perché non esistono scelte giuste o sbagliate prima di averle fatte.

Provo a definire un percorso per scegliere nelle migliori condizioni: quella che propongo non è la ricetta per la scelta migliore, ma per la miglior condizione in cui scegliere. L’ultimo passo, il tuffo, ciascuno di noi deve decidere come e se farlo.

Trovo innanzitutto sensato partire da un concetto tanto banale quanto spesso trascurato: la consapevolezza, cioè l’esatta percezione degli stimoli che arrivano dall’esterno. Una sorta di dato grezzo che poi, grazie alle nostre abilità e competenze, possiamo rielaborare in un secondo momento. Essere davvero e pienamente coscienti di ciò che (ci) accade nell’ambiente circostante non è sempre facile.

Il secondo passo è quello della rielaborazione e della valutazione: un passaggio che spesso gli animali saltano (o imparano soltanto con una serie ripetuta di errori che determinano la conoscenza di un certo fattore); si tratta di non “arrendersi” al primo stimolo esterno ma cercare di capire se abbiamo i mezzi e le possibilità per individuare delle alternative (per esempio i meteoropatici non stanno bene se piove, mentre chi riesce a rielaborare lo stimolo ricevuto dalla pioggia  si attrezza con un adeguato equipaggiamento e non modifica le proprie scelte).

Il terzo ed ultimo step per trovare la condizione migliore per effettuare una scelta è quello dell’immaginazione (o della creatività): non si tratta di indovinare il futuro, ma di fare lo sforzo di cogliere e saper vedere scenari diversi. Per quello che potrà accaderci e ancor prima per noi stessi.

Diceva Eleanor Roosevelt: “nessuno può farvi del male senza il vostro consenso”. Niente paura quindi.