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  • TV(Basilicata)

    Volete vedermi in TV? Bene, anzi peggio per tutti voi che vi vorrete sintonizzare su La Nuova TV – canale Sky 942 oppure sul sito http://www.lanuovatv.it/ mercoledì 19 gennaio alle 20.30 (ed in replica alle 10 e alle 17 di giovedì e venerdì).

    Come sono finito lì neanche a me è ben chiaro… J

    Stay tuned!

    Buon proseguimento a tutti voi.


  • La bellezza della creatività

    La bellezza della creatività

    La fine dell’anno porta sotto i miei occhi una bella lettura che prendo anche come un buon presagio per l’anno prossimo. In uno scritto di Francesca Rigotti dal titolo “La creatività tra filo del pensiero e parto mentale”  (su “Animazione Sociale n. 247”) c’è un percorso di ricerca per scovare l’immaginazione al lavoro.

    Partendo dalla mitologia classica, per arrivare a cose ben più quotidiane, la creatività rimbalza tra due metafore: quella del labirinto inestricabile dal quale si esce soltanto con una sorta di arguzia e quella del parto di una nuova “creatura” (idea), una sorta di “colpo di genio”.  Entrambi i percorsi passano attraverso tortuosi meccanismi, difficoltà impreviste, vincoli all’apparenza insuperabili.

    Non è un viaggio ‘purificatore’ e nemmeno sacrificale, al termine del quale si ottiene il risultato; un percorso influenzato da una serie di maestri del bello e del buono che si trovano, prima di tutto, nelle cose di tutti i giorni. Quanto più quello che ci circonda rifugge dalla futilità e racchiude la qualità (intesa come caratteristica che riunisce in sé la bellezza estetica e la sostanza materiale), tanto più il percorso che riusciamo ad intraprendere avrà possibilità di condurci fuori dal labirinto, farci partorire un concetto originale, nuovo, autentico.

    Una sorta di gestazione,  che come ho sempre sostenuto è di per sé già un grande atto di “attesa amorevole”, porta con sé il mistero ed il peso (gravidanze vien da grave) della creatività.

    È strano a dirsi ma auguro a tutti noi un anno venturo grave, pesante, e pieno di creatività: che possa infine farci dire…”partoriamo nuove idee!”.

    il labirinto della creatività

  • Budget

    Budget

    Stabilire un obiettivo, pianificare, mettere in campo le azioni per raggiungerlo, controllare di averlo raggiunto: tutto quanto fa budget (nella sua accezione più completa). Nelle imprese è una guida (a volte rigida), nella vita quotidiana delle singole persone è comunemente considerata una buona prassi (non così diffusa forse). Chiaramente la programmazione economica di un’organizzazione è un passo essenziale per una corretta gestione e, ancor di più, per pianificare e controllare la crescita. Forse non è tutto o forse non è più così essenziale per un’adeguata “armonia” nel contesto in cui si opera: un solo punto di riferimento (il budget) non è sufficiente per raggiungere gli obiettivi e ancor meno se il timone è in mano solo a pochi che non condividono e non rielaborano, con metodologia social, le complessità delle scelte. Nel libro di Neils Pflaeging, Leadership e obiettivi flessibili. Beyond budgeting: come rivoluzionare il sistema delle performance (http://bit.ly/h7npPF), la tesi è proprio quella di una nuova concezione della gestione aziendale basata non più su di una concezione gerarchica ma su percorsi di miglioramento delle persone e dle contesto (ambiente) in cui si muovono. Chiaramente la ricetta, se così la si può chiamare, non è direttamente applicabile a tutte le realtà: servono periodi e modalità di adattamento ad una nuova concezione della struttura organizzativa e ad i suoi comportamenti. Rimane l’utilità di provare, fin da subito, ad immaginare un diverso stile di leadership; l’efficacia risiederebbe anche nella possibilità di misurare le proprie performance su periodi temporali che, ad oggi, risultano molto brevi rispetto al passato. L’estrema flessibilità dei mercati impone spesso decisioni che possano portare al raggiungimento di obiettivi anche semestrali: la condivisione e la motivazione all’interno del gruppo di lavoro potrebbe essere le armi vincenti. Come dire, la capacità di innovare passa anche attraverso le persone; magari sarà un social budgeting a guidare le imprese del futuro.

     

  • La persona giusta

    La persona giusta

    Quanto è importante fare delle scelte è ribadito da più parti. Quanto è importante scegliere la persona giusta è già una cosa più particolare che richiede, forse, un’attenzione diversa. Come sempre le relazioni e le persone complicano ed arricchiscono al tempo stesso la vita personale e professionale di ciascuno.
    Qui non si sta parlando, al momento, delle persone a cui ci leghiamo affettivamente ma quelle che ci circondano e ci stanno vicine per motivi professionali. Già Bill Gates anni fa asseriva che “il regalo più grande che possiamo fare alla concorrenza è scegliere le persone sbagliate”.
    Lo ricorda anche Claudio Fernandez nel suo volume di recente traduzione in italiano intitolato, appunto, “Scegliere le persone giuste” (che trovate anche qui http://www.ibs.it/code/9788845315947/fernandez-araoz-claudio/scegliere-persone-giuste.html).
    La questione è decidere se, nella selezione, debba prevalere, in ultima analisi, la ‘pancia’ o la ‘testa’: una sorta di lotta tra cuore e cervello, tra istinto e ragione. Degna, forse, delle migliori trame si Shakespeare. Se fossimo in un altro ambito la risposta forse sarebbe più agevole perchè, laddove entrano in campo le relazioni, forse è l’istinto a farla da padrone (e non a torto).
    Ma qui non ne va solo della fortuna o della sventura sentimentale (anche se immagino che certe scelte sbagliate di qualche selezionatore possano produrre comunque tristezza) ma anche, probabilmente, dello sviluppo e della competitività di qualche azienda.
    Una possibilità per dirimere la questione potrebbe essere quella di affidarci alla passione, che è questione diversa dal sentimento e dall’istinto. Quel che è certo è che ciascuno di noi mette più energie (cuore e cervello) in quel che fa con passione. Misurarla non è facile ma, come recita lo slogan di una radio nazionale, la passione si sente. Ed è già un bel salto di qualità.
  • 3 “L”

    3 “L”

    I recenti dati sulla disoccupazione giovanile non sono allarmanti per il solo fatto che descrivono una situazione grave, ancor più se si pensa che di fronte a questa situazione i tentativi di dare un’oasi Lavoro (come nell’articolo del Sole24Ore ) sono praticamente nulli. Contesti come questo rischiano di essere un danno maggiore per il futuro piuttosto che per il presente: a tamponare adesso, come molti hanno scritto ed analizzato, sono le famiglie. Ma è impensabile sperare che la situazione si risolva da sola e l’immobilismo determinato dal poco coraggio o dalla mancanza di trovare accordi coerenti è il viatico di una lenta agonia della forza lavoro italiana. Ma i giovani non sono solo quelli italiani: ce ne sono molti stranieri, extracomunitari e i dati che li riguardano parlano di una crescita di oltre 150mila unità (anche se una buona parte è frutto, secondo i sindacati, dell’effetto emersione legato alla sanatoria; dati ISTAT ). Chiaramente la ‘qualità’ del lavoro mediamente è molto più bassa tra la popolazione immigrata ed, anzi, è spesso quella maggiormente soggetta ad infortuni ed incidenti. Si dibatte spesso sulla differente “disponibilità” che hanno molti di questi lavoratori verso condizioni peggiori sia di carattere economico che di ambiente più generale.

    Cercando però un punto in comune, vedo, in chi cerca lavoro senza trovarlo e in chi lo accetta a qualsiasi condizione, una certa tensione nella ricerca di una propria Libertà. Che può significare autonomia, possibilità di crearsi una propria vita indipendente dal proprio passato più vicino. Penso che sia difficile dirsi e sentirsi veramente liberi se si è nell’impossibilità di scegliere, nell’incapacità di poter provvedere a se stessi.

    Le “L” del titolo erano però tre. La terza è quella di “Lakas” che, in filippino, significa forza. Ed è ora di mettercene insieme al coraggio di fare delle scelte. Forza!