Categoria: risorse umane

  • 5 e 3…

    5 e 3…

    Cinque aggettivi che ci raccontano e 3 motivi che sono convincenti per farci scegliere. Un gioco, una sfida, una prova per capire se unendo creatività e sintesi si può realizzare una presentazione che possa essere convincente. Faccio un tentativo. 1, siamo frizzanti: nel senso che non aspettiamo le opportunità, non stiamo fermi e siamo sempre pronti ad esplodere le nostre energie e le nostre competenze. 2, siamo simpatici: una verifica da fare ogni tanto è quella di chiedersi quante persone possono dire una cosa buona (o di converso, una cattiva) su di noi, su quante abbiamo utilizzato bene al nostra empatia? 3, siamo colorati: possiamo vestire diversi abiti che danno forma e colore alle nostre competenze e le rendono adattabili a contesti, culture ed ambienti diversi (il nostro modo di entrare in sintonia con l’ambiente). 4, siamo informali: facciamo precedere la sostanza all’apparenza, la nostra capacità di risolvere questioni complesse nasce dal nostro stile amichevole di affrontarle. 5, siamo vicini: il valore aggiunto che possiamo apportare è legato anche alla nostra capacità di collaborare, di farci sentire sempre presenti.

    Quello che possiamo offrire per farci scegliere sono competenze (1) diversificate (2) che possono farci muovere e stare comodi ovunque (3).

    Che cosa possiamo dire di uguale o di diverso di noi stessi o della nostra organizzazione? Basta provare e fare la somma dei nostri 5+3. E vedere se possono funzionare come uno spot

    Le slides per questo post le potete trovare qui
  • 3 elementi per essere leader in un gruppo

    3 elementi per essere leader in un gruppo

    La cosa più importante a mio parere nella gestione di un gruppo è senz’altro l’empatia. La capacità, cioè, di poter creare un legame con tutti coloro con i quali si ha a che fare.

    Nell’era dei links e dei social networks dovrebbe essere tutto più semplice perché ci si abitua ad avere più legami, diversi, di varia intensità. In realtà la connessione che si stabilisce con una relazione virtuale, mediata dalla tecnologia insomma, è ben diversa da quella che si innesta quando il contatto è reale, immediato, face to face. Per alcuni elementi fondamentali a mio parere.

    Il primo è l’insieme di competenze ed abilità che devono essere messe in campo: sono decisivi il linguaggio (“potabile” come ebbe a dire un commentatore ad un mio seminario), l’espressione (quella facciale per intendersi) e la capacità di gestire gli spazi. Il secondo elemento è la fiducia: ha bisogno di gesti concreti (dimostrazioni direi) ed anche di restituzioni in termini di controllo (in realtà la fiducia non è quasi mai cieca, ma dipende spesso da quanto in realtà, direttamente o indirettamente, riusciamo a controllare coloro dei quali ci fidiamo). Il terzo elemento è la condivisione dei risultati: un gruppo è un’entità dinamica e come tale si muove delineando un percorso, nel quale un leader efficace deve essere in grado di definire una meta condivisa (altrimenti il rischio è che non ci si renda nemmeno conto del percorso fatto ma soltanto delle energie spese).

    Orietta Berti cantava “finché la barca va, tu lasciala andare”, ma per un leader la canzone giusta dovrebbe essere “finché la barca va, continua a remare!

  • Numeri per (evitare) il successo

    Numeri per (evitare) il successo

    Ho comprato, su suggerimento di una persona che stimo (e forse l’ho fatto per calibrare la mia stima), un libro dal titolo “Le 7 regole per avere successo” (in italiano, che non è proprio la traduzione fedele dell’inglese “The 7 Habits of Highly Effective People”) di Stephen R. Covey (www.stephencovey.com).

    In un tempo di grande confusione (che dura ormai da alcuni anni) fa spesso presa chi riesce a dare regole, punti fermi, in qualche modo alcune certezze. Bene, il libro lo leggerò ma a me ha fatto venire un’idea. Scrivo qui anche io 7 cose su cui puntare (chiamarle regole non mi piace) non per avere successo, ma per evitare di cercarlo:

    1. prendi le cose con ironia: non significa ridere per ogni cosa (sarebbe da imbecilli) ma trovare qualcosa di umoristico in ogni situazione
    2. sforzati di pensare che avresti potuto fare meglio, e lo farai la prossima volta
    3. cerca di capire in che punto sei del contesto in cui vivi: la consapevolezza è già un vantaggio competittivo
    4. credi in te stesso, poi negli altri (almeno alcuni) ed infine, se ti aiuta, in qualcosa di ultraterreno (vale tutto)
    5. nei quiz la prima risposta è quella che conta; nella vita anche la seconda, la terza e la quarta hanno un loro fascino
    6. la cosa peggiore è ripensare ad occasioni mancate: cerca di evitarlo
    7. non so se l’impegno, la volontà e il coraggio alla fine trionfano sempre; però affrontare la vita con questo stile ti fa sentire bene

    Qualsiasi cosa possa significare per voi, buona fortuna!

  • Budget

    Budget

    Stabilire un obiettivo, pianificare, mettere in campo le azioni per raggiungerlo, controllare di averlo raggiunto: tutto quanto fa budget (nella sua accezione più completa). Nelle imprese è una guida (a volte rigida), nella vita quotidiana delle singole persone è comunemente considerata una buona prassi (non così diffusa forse). Chiaramente la programmazione economica di un’organizzazione è un passo essenziale per una corretta gestione e, ancor di più, per pianificare e controllare la crescita. Forse non è tutto o forse non è più così essenziale per un’adeguata “armonia” nel contesto in cui si opera: un solo punto di riferimento (il budget) non è sufficiente per raggiungere gli obiettivi e ancor meno se il timone è in mano solo a pochi che non condividono e non rielaborano, con metodologia social, le complessità delle scelte. Nel libro di Neils Pflaeging, Leadership e obiettivi flessibili. Beyond budgeting: come rivoluzionare il sistema delle performance (http://bit.ly/h7npPF), la tesi è proprio quella di una nuova concezione della gestione aziendale basata non più su di una concezione gerarchica ma su percorsi di miglioramento delle persone e dle contesto (ambiente) in cui si muovono. Chiaramente la ricetta, se così la si può chiamare, non è direttamente applicabile a tutte le realtà: servono periodi e modalità di adattamento ad una nuova concezione della struttura organizzativa e ad i suoi comportamenti. Rimane l’utilità di provare, fin da subito, ad immaginare un diverso stile di leadership; l’efficacia risiederebbe anche nella possibilità di misurare le proprie performance su periodi temporali che, ad oggi, risultano molto brevi rispetto al passato. L’estrema flessibilità dei mercati impone spesso decisioni che possano portare al raggiungimento di obiettivi anche semestrali: la condivisione e la motivazione all’interno del gruppo di lavoro potrebbe essere le armi vincenti. Come dire, la capacità di innovare passa anche attraverso le persone; magari sarà un social budgeting a guidare le imprese del futuro.

     

  • La persona giusta

    La persona giusta

    Quanto è importante fare delle scelte è ribadito da più parti. Quanto è importante scegliere la persona giusta è già una cosa più particolare che richiede, forse, un’attenzione diversa. Come sempre le relazioni e le persone complicano ed arricchiscono al tempo stesso la vita personale e professionale di ciascuno.
    Qui non si sta parlando, al momento, delle persone a cui ci leghiamo affettivamente ma quelle che ci circondano e ci stanno vicine per motivi professionali. Già Bill Gates anni fa asseriva che “il regalo più grande che possiamo fare alla concorrenza è scegliere le persone sbagliate”.
    Lo ricorda anche Claudio Fernandez nel suo volume di recente traduzione in italiano intitolato, appunto, “Scegliere le persone giuste” (che trovate anche qui http://www.ibs.it/code/9788845315947/fernandez-araoz-claudio/scegliere-persone-giuste.html).
    La questione è decidere se, nella selezione, debba prevalere, in ultima analisi, la ‘pancia’ o la ‘testa’: una sorta di lotta tra cuore e cervello, tra istinto e ragione. Degna, forse, delle migliori trame si Shakespeare. Se fossimo in un altro ambito la risposta forse sarebbe più agevole perchè, laddove entrano in campo le relazioni, forse è l’istinto a farla da padrone (e non a torto).
    Ma qui non ne va solo della fortuna o della sventura sentimentale (anche se immagino che certe scelte sbagliate di qualche selezionatore possano produrre comunque tristezza) ma anche, probabilmente, dello sviluppo e della competitività di qualche azienda.
    Una possibilità per dirimere la questione potrebbe essere quella di affidarci alla passione, che è questione diversa dal sentimento e dall’istinto. Quel che è certo è che ciascuno di noi mette più energie (cuore e cervello) in quel che fa con passione. Misurarla non è facile ma, come recita lo slogan di una radio nazionale, la passione si sente. Ed è già un bel salto di qualità.