Categoria: comunicazione

  • Essere attraenti

    Essere attraenti

    immagine Amazon2Attirare l’attenzione non è sempre una cosa facile. E non sempre quando la si ottiene il motivo è nobile. Sugli “abbagli” della comunicazione ho già scritto in questo post qualche tempo fa. Quello di cui voglio parlare oggi è invece questo: come facciamo a diventare interessanti, attraenti, significativi con quelli che potremmo definire i nostri clienti? Perché, come ormai penso sia a tutti chiaro, non esiste più una pubblicità efficace, tradizionalmente intesa. Buttiamo via le centinaia di volantini che compaiono nella cassetta della posta, ascoltiamo distrattamente spot in radio e televisione, facciamo fatica a leggere (e quindi saltiamo) tutte le condizioni della promozione dell’ultimo momento. Chiedo: chi di voi è rimasto colpito dal banner o dal pop-up dal design splendido (che però interrompe la lettura dell’articolo) o ha fatto caso a tutti i contenuti dell’ennesima mail piena di pubblicità mai richiesta?

    In sintesi, non abbiamo più voglia di essere bombardati di informazioni e notizie che non ci interessano e che ci arrivano solo perché ci considerano consumatori con una porzione di reddito da spendere. Questo tipo di comunicazione promozionale (chiamiamola così) rischia di avere come unico risultato l’indifferenza del cliente (e catturare l’attenzione in questo modo diventa sempre più costoso). A meno che…

    A meno che non ribaltiamo il punto di vista e proviamo a capire gli interessi dei nostri clienti, prima dei loro gusti. Oggi la vera efficacia nelle azioni di marketing (che sempre più diventa il modo con cui conosciamo i nostri clienti e non il metodo per vendergli qualcosa) la si ottiene con una lenta, strutturata, attenta e meticolosa azione di ascolto e produzione di contenuti interessanti, significativi, attraenti. Pensate alle vostre relazioni: qual è l’amico o il partner che maggiormente ottiene la vostra considerazione? Se non siete ingenui, sapete già che è quello/a che esprime idee originali, conversa in maniera amabile, tratta argomenti interessanti. Alla lunga questo/a vince sempre su quello/a che veste all’ultima moda, indossa un abito appariscente ma non sa esprimere un concetto. Quello che accade oggi è che di clienti ingenui, pronti ad abboccare al primo abbaglio, ce ne sono sempre meno.

    Negli ultimi mesi, con Luca Conti, abbiamo un po’ esplorato questo tema e ne è uscito un libro disponibile da oggi nelle librerie. Lo abbiamo intitolato “Inbound marketing: attirare, soddisfare, fidelizzare i clienti” (Hoepli Editore). Nel libro abbiamo provato a trattare in maniera dettagliata il tema, dare qualche consiglio e molti strumenti per essere attraenti. Quello che potete fare voi è provare a leggerlo e dirci come la pensate: fateci sapere se siamo riusciti ad essere interessanti e, soprattutto, se sarete riusciti ad esserlo voi dopo averlo letto. Buona lettura!

    Occasione: per chi acquista il libro entro il 20 luglio in omaggio con la copia cartacea c’è l’ebook, basta cliccare qui.

  • Obiettivi, fachiri e traguardi

    Obiettivi, fachiri e traguardi

    Il prossimo 22 marzo correrò la mia prima maratona e lo farò alla Maratona di Roma. Lo farò perché mi piace correre e sono convinto che per molti aspetti la corsa è una metafora della vita. Perché correre significa avere un obiettivo prima di tutto con se stessi, conquistare un passo alla volta un piccolo traguardo, fare un piccolo sacrificio ogni volta che qualcosa non va come pensavamo, alimentare continuamente la nostra voglia di migliorare. Queste sono cose che la corsa insegna e che nella corsa paradossalmente sono più facili da mettere in pratica: perché si è da soli con le proprie gambe, la propria testa e il proprio respiro. Nella vita invece ci sono un sacco di altri “impicci” con i quali bisogna fare i conti.

    Correrò la maratona ed a tutti quelli che mi chiedono come mi sia venuto in mente e come farò ad affrontare tutti i 42 km e 195 metri del percorso rispondo, prima di tutto, che è un traguardo alla portata di tutti: è vero, non è una cosa che si può improvvisare (a meno che non siate già degli atleti di un certo spessore in qualche altro sport simile), ma è altrettanto vero che la corsa è una cosa così naturale che davvero possono farlo tutti. Gli ingredienti per questa semplice ricetta di successo sono: allenamento, determinazione, consapevolezza, resilienza e un pizzico di spirito di avventura. Non serve altro o, meglio, tutto il resto lo si può costruire: il fiato, i muscoli delle gambe, la tecnica per correre, il ritmo e la velocità. Ecco perché è una metafora della vita: anche nella maratona che ciascuno di noi fa da quando nasce in poi, gli ingredienti sono gli stessi.

    C’è un passo di un libro che mi ha colpito molto e che ha condiviso una mia amica su Facebook (Lavinia, grande atleta) e che voglio riportare qui perché esprime bene che cosa significa correre e perché ha tanto fascino. “…ho sempre avuto una fascinazione segreta per quei fachiri in movimento che sono i maratoneti. la loro corsa è un viaggio in cui si incontrano culmini di onnipotenza e strapiombi di disperazione. Chiunque affronti il percorso troverà in agguato un chilometro di piombo, durante il quale i pensieri si appesantiscono assieme alle gambe e la mente si rifiuta di sopportare il dolore:vorrebbe soltanto arenarsi al bordo della strada. In quel momento il maratoneta decide se ritirarsi o resistere. La crisi lo sovrasta e nessuno in coscienza può dirgli quando finirà. Ma l’atleta fa una scommessa con il proprio destino e rinvia la resa di un metro, di un altro, e poi di un altro ancora: finché le gambe ricominciano a respirare un’aria più leggera. Tagliato il traguardo, scoprirà che il chilometro di piombo lo ha trasformato…..invictus..(Filemone, Avrò cura di te – M. Gramellini E C. Gamberale). Buona corsa a tutti voi!

    PS: lamia maratona sarà una corsa solidale perché ho aderito alla raccolta fondi per la Rete del Dono in favore di Soccorso Clown ONLUS: se volete aiutare me a correre e loro a far sorridere i bambini in corsia di ospedale cliccate qui o sulla foto qui sotto per fare la vostra donazione. Grazie!

    cover Mailchimp

  • Perdere tempo

    Perdere tempo

    Quanto tempo perdiamo ogni giorno? Ho scoperto che la risposta a questa domanda è piuttosto relativa, anche per una stessa persona (o perlomeno è quello che mi capita). Se sono molto indaffarato o comunque ho in agenda un sacco di cose da fare anche un semaforo rosso di troppo genera quella fastidiosa sensazione di buttare via del tempo (in generale comunque il tempo passato in auto è wasted time). Se invece all’orizzonte non ci sono to do list ad attendermi cambia la mia prospettiva (anche la tua?) fino ad arrivare a pensare che alcuni momenti di inaspettata attesa possano essere i benvenuti.

    perdere tempoIeri pomeriggio, in sala d’aspetto dal fisioterapista, ho postato questo stato su Facebook dopo che il mio turno stava scivolando verso la mezzora abbondante di ritardo: era l’ennesimo episodio della giornata in cui aspettavo contro la mia volontà i tempi di qualcuno o qualcosa che non potevo governare,

    Volevo scherzare definendo giornate di questo genere un “fondo perduto”. In realtà sono un fondo perduto che possiamo utilizzare per i nostri investimenti più importanti. In quella mezz’ora di attesa, per esempio, ho letto un articolo su alcuni risvolti interessanti di internet nel campo della scienza; la mattina, in un altro momento di attesa, ho portato avanti la lettura del libro che sto affrontando adesso (“L’arte di correre” di Murakami; tra l’altro il libro affronta anche il tema della gestione del tempo). Oltre la lettura credo che possano esserci modi diversi di impiegare ore e minuti in cui non avevamo programmato alcunché, senza che diventino momenti buttati.

    La gestione ottimale del tempo passa anche attraverso momenti come questi: per sfruttarli è necessario essere un po’ organizzati (mai dimenticare qualcosa da leggere!) e cercare di alimentare sempre la nostra vita quotidiana di spunti, idee, curiosità. “Non ho tempo” a volte lo dico anche io, ma cerco sempre di evitarlo perché spesso in realtà il tempo è lo stesso per tutti (24 ore al giorno, 7 giorni la settimana, 365 giorni all’anno) e dovrei essere maggiormente in grado di organizzarlo e gestirlo a mio favore, piuttosto che farlo dirigere a qualcun altro. Ed ogni volta che mi parte quell’esclamazione so di aver fallito nel mio intento. Può capitare, ma non è il tempo ad essere mancato. Non ti pare?

    perdere tempo 2

  • Stand by

    Stand by

    Sono molto affezionato a questo blog perché è il posto in cui posso esprimere le mie idee e le mie riflessioni su temi che tratto professionalmente. purtroppo ho dovuto metterlo in pausa per un bel po’ di tempo a causa di impegni di lavoro sempre più ampi, seppur spesso entusiasmanti. Ma queste poche righe rappresentano già la volontà di mantenerlo in vita e di tornare a scrivere di tanto in tanto su questioni che mi interessano e che tratto nel “mio” mondo del lavoro.

    Tornerò a farlo anche con uno stile diverso, più personale e diretto: come puoi leggere anche in queste righe sarò più diretto, informale e spero più personale. La pausa, forse, è servita a qualcosa. D’altra parte nella vita sono più che convinto che prendersi una pausa possa essere molto salutare: stacchi per un po’, ti liberi da vincoli, scadenze, obblighi più o meno formali e guardi tutto quello che hai fatto in maniera più distaccata. Riesci anche ad esprimere giudizi più significativi, precisi, utili. Per esempio, per quel che mi riguarda rispetto a questo blog, credo di essere stato finora troppo “timido”, aver soppesato troppo parole e argomenti. L’ho fatto a vantaggio di una maggiore accuratezza forse, ma sicuramente a discapito di immediatezza, freschezza, velocità e dinamismo. Ora provo a cambiare: ecco una pausa forse serve anche a questo, è un aiuto per fare una scelta di cambiamento (e chi non ne ha bisogno?).

    Quindi la pausa durerà ancora poco (anzi, è già finita) e prossimamente tornerò qui a parlare di temi che sto trattando in maniera profonda in questo periodo. In particolare di marketing (su web), personal branding, business model you, identità digitale e qualcosa che riguarda la formazione. Tra le altre cose sto per cacciarmi in un’avventura (impresa?) di essere coautore di un testo di marketing e, se andrà in porto, in un progetto di formazione abbastanza ampio. Sono anche uno dei fondatori di Remix Edizioni: ma questa è un’altra storia che in parte potete leggere qui e di cui vi parlerò meglio prossimamente. Chiunque tu sia, se hai letto fin qui: grazie!

    pause

  • Chi ben comunica, è a metà dell’opera

    Chi ben comunica, è a metà dell’opera

    Chi di voi qui sopra, scorrendo velocemente, ha letto “comincia” anziché “comunica” non lo sa ma mi ha fatto un gran piacere. Perché anche questa è una caratteristica della comunicazione: chi legge tende, involontariamente, ad economizzare il più possibile. Il nostro cervello associa immediatamente le prime lettere ad eventuali parole già memorizzate in modo da restituire più velocemente il risultato. Come viene dimostrato da quel giochino nel quale riusciamo a leggere un testo anche se tutte le parole sono scritte male (provate qui). Ed una cosa analoga avviene con i concetti: avete presente la frase “non si ha mai una seconda occasione per fare la prima buona impressione“? Il concetto è lo stesso.

    Questo tipo di “incomprensione” se stupisce e diverte il lettore dovrebbe invece in qualche modo preoccupare chi scrive o, più in generale, comunica: siamo proprio sicuri che i contenuti che vogliamo trasmettere arriveranno integri e ben compresi? Completamente tranquilli che questo accada forse non lo possiamo mai essere. Ma una cosa la possiamo fare: mettere a punto una strategia comunicativa efficace che, come un meccanismo ben rodato, lasci pochissimo o nessun spazio alle incomprensioni, ai malintesi, agli errori di valutazione. Nelle slide che ho presentato di recente ad un corso di formazione ho scritto che Ulisse se la sarebbe cavata benissimo con Polifemo anche se lo avesse incontrato sui social media. Il ciclope accecato gridava che “Nessuno” lo aveva colpito e così l’astuto Ulisse se la poté scampare agevolmente: astuto ma anche grande stratega Ulisse, considerato che tutta la scena se l’era immaginata ben prima per poter avere la meglio. Chiaramente il senso della storia non è che è meglio dare un nome falso (ma va?). Quello che mi pare interessante è che quando comunichiamo, sul web in particolare, dovremmo armarci di un po’ dell’astuzia di Ulisse.

    Quale astuzia potremmo adottare da parte nostra? Quali scelte possono essere lungimiranti? Quale può essere una strategia efficace? Un gustosissimo libro che ho da poco letto si intitola “Steal like an artist” (a proposito: l’aggettivo “gustosissimo” l’ho copiato da Luca Conti, che mi ha passato dritta e libro, grazie!) ed è un invito più che esplicito a fare quello che già da tempo suggerisco anche io: copiare! In realtà spesso suggerisco di fare un percorso un po’ diverso: copiare, RIELABORARE, incollare. La parte centrale, la rielaborazione, è quella più importante perché è il momento in cui riusciamo a caratterizzarci, ad essere originali, a mettere noi stessi in quello che stiamo facendo. Questo, anche nel mondo della comunicazione, è essenziale. Quali sono gli elementi di un buon “furto” o, come piace chiamarla a me, di una buona rielaborazione? Il libro di Austin Kleon ne cita diversi ed io qui ne riprendo alcuni che mi sembrano fondamentali: lo studio (per copiare bene dobbiamo prima osservare ed analizzare profondamente), la capacità di trasformare (non è una mera traslazione ma una ispirazione profonda), la capacità di mescolare (più sono i modelli che seguiamo più saremo in grado di creare qualcosa di originale ed unico).

    Possiamo scegliere un modello che è un mito (come Ulisse) oppure qualcuno che realizza ciò che ci piace meglio di noi, l’importante è che ci ricordiamo che niente è originale così come tutto può esserlo: dipende da quanta parte di noi stessi decidiamo di mettere in quello che comunichiamo, in quello che creiamo.

    Gioconda "copiata" (Madrid, attribuita ad autori diversi)
    Gioconda “copiata” (Madrid, attribuita ad autori diversi)